SPIEG-ARTE
“diventa complesso…….”
Diventando Matt
Matt è un’arte. Matt è Mattina, è la Matta, è Matt come Opaco, Matt è un Mattone delle fondamenta, i pilastri della conoscenza. Matt è essere Matto, anche non in senso patologico, ma pure considerato folle oltre i limiti del bene e del male. Matt è la Follia. La follia è avere le caratteristiche caratteriali troppo accentuate; è vivere borderliner. Oltrepassare i limiti. È considerare la gelosia, il rancore, la rabbia, l’aggressività, la vendetta, le ossessioni, il bene e il male, l’odio e l’amore come parti integranti di te. È esaltata ogni caratteristica individuale. Ogni sensazione è portata agli estremi, e così il comportamento si fa oscuro e minaccioso. La follia è Matt che adesso controlla gli impulsi nervosi ma vive dentro di se tutte queste qualità negative e positive portate agli eccessi. Così, Matt, è proprio patologico. Eppure, nella sua follia, Matt, sa esaltare se stesso e la sua autoaffermazione. Tende a voler primeggiare, è arrogante e dominatore. Ricerca la conoscenza della psiche tramite l’introspezione personale e, di solito, ha buone capacità di comprensione dei meccanismi mentali che portano alla patologia psichica. Sa il suo modo di risposta agli stimoli esterni e accetta e affronta la sua malattia mentale come qualcosa di folle e esaltante che lo rende unico nei suoi sintomi patologici e se ne compiace. Talvolta ha agiti autodistruttivi e lesivi e spesso è preda di collera e ira. Nonostante tutto è proprio Matt. È di difficile conoscenza. Di lui si intuisce, non si sa. Matt è l’inconscio più profondo sede delle pulsioni più totali ed aberranti e di ciò ne possiede le caratteristiche. È l’inconscio al suo livello più puro e primordiale. Aspettando Matt io sono già Matt. Voglio spiegare ciò che è Matt e ciò che vuole rappresentare. È l’occhio scuro perfido e peccaminoso che guarda e veglia negli inferi, è l’anima nera è lo sguardo del morto. Possiede capacità logiche e deduttive, e spesso riesce a trarsi d’impaccio dalle situazioni negative e a volgerle in positivo. Ciò che era in principio sarà alla fine. Così ciò che era Matt in inizio, cattivo e torbido esternamente adesso Matt lo è solo interiormente, perché vive queste sue caratteristiche personali a livello cosciente ma profondamente interiorizzato. Prima manifestava, e agiva, adesso trattiene. È torbido solo dentro di se e nasconde ciò sotto una apparente immagine di normalità e consuetudine e anche di angelicità e dolcezza. Matt è la Mattina. Matt vive ogni mattina come unica e muore ogni sera per rinascere il giorno successivo. Matt è come un giolly. C’è e non c’è. Matt è la Matta, la donna di cuori, e lui lo sa, non è senza cuore, è Matt un’immagine. Sa esserci e essere presente, ma sa stare anche in perfetta solitudine e ci si trova anche bene. Matt è la mia Matta. Matt come conoscenza è la scoperta dell’inconscio per entrare nella scatola nera, dove ci si orienta in base alla propria predisposizione del momento in positivo o in negativo. Matt è essere al posto giusto nel momento giusto. Matt, insomma è l’arte di rappresentare una mattina, una mancata trasparenza, è comporre, è giocare, è la follia, il bene e il male, l’inferno e il paradiso; Matt è vivere la vita ed essere felici, Matt può essere creare e distruggere e avere potere e conoscenza, è sapere aspettare e realizzare, è quello che io sono e come vorrei essere. Matt è guardarsi e dire di Matt che è un mondo da vivere. Matt, interpreta se stesso e così divento Matt come parte integrante di me stesso.
MATT
Periodico Tragi-Comico di Attualità e Arte Quotidiana (tutti i testi sono liberamente ideati e scritti dalla comunità del villino)
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martedì 10 febbraio 2009
giovedì 5 febbraio 2009
Aspettando il domani. Parlando da me a me.
Mi ritrovo spesso a chiedermi cosa sarà il mio futuro, ciò che vado insistentemente cercando e quello che mi aspetto da me stessa e dagli altri. È difficile dirlo. Ritengo di essere diventata più sociale, di aver fatto un buon percorso evolutivo tramite l’introspezione e di aver raggiunto un buon grado di maturità, forse anche saggezza e autonomia. Ciò che mi sta a cuore è la conoscenza. Ciò che vuoi sapere di te stessa. La mia intelligenza è laterale. Quella diretta è quella che cura la patologia psichica, la mia è appunto la ricerca del sapere. Ho sempre avuto desiderio di carpire i desideri più profondi, occulti, nascosti della mente umana, della mia mente, di quella degli altri. La psicologia del profondo mi attrae. Ciò che sta in me è anche in te. L’elaborazione mentale è piuttosto simile per tutti noi, anche se le risposte agli stimoli esterni possono variare da persona a persona. Il mio è un dialogo fra me e me. Puntuale, preciso, talvolta enigmatico e incomprensibile all’apparenza, qualcosa che mi dà paura e desiderio di continuare. Di scoprire i segreti che si annidano nella personalità laterale, di farli miei, di sviscerarne i motivi, la causa, ciò che spinge ad agire, ciò che determina la malattia, il disagio psichico, i blocchi emotivi, e l’evoluzione della patologia.
Credo di avere una dissociazione della personalità. In me trovano vita come due spiriti, due anime talvolta in lotta tra loro e completamente discordanti. Il bene e il male, ciò che crea e ciò che distrugge. Vivo questa dissociazione come malattia, spesso sono ossessivo-compulsiva nell’agire, irruente e distaccata, passionale e fredda, buona e cattiva. Spesso amo e odio contemporaneamente. Ho in me una forte carica distruttiva per ricreare dal nuovo. Tutto è in me particolarmente difficile da vivere e da capire. Aspetto con ansia e trepidazione. Aspetto ogni giorno il sorgere di un nuovo giorno per rinascere e ricominciare. Continuo il mio dialogo personale. Ciò che vado cercando adesso è di riuscire a vivere il sociale in me, di divenire più semplice e diretta e di collaborare con le persone a cui di più tengo. Mi aspetto comprensione per il mio passato turbolento, accoglienza e semplicemente di poter vivere me stessa, senza dover rinunciare né a me stessa né agli altri.
Sono pronta a vivere i miei sentimenti, a trovare oltre a me stessa una stessa lealtà, sincerità e profondità di emozioni. Desidero stare con gli altri. Ho imparato la solitudine, adesso voglio imparare la collaborazione. Dopo un lungo discorso fra me e me, una lunga lenta precisa analisi interiore mia personale, ho vinto la battaglia con me stessa, con la mia patologia, con i suoi sintomi, con i blocchi emotivi e ho imparato ad apprezzarmi, pur con mille difetti, e spero di essere accolta con tutta quanta me stessa dagli altri a cui tengo.
Penso giorno dopo giorno di continuare il dialogo introspettivo e di riuscire a migliorare me stessa anche grazie a coloro che mi hanno supportata in questi anni alla comunità, a cui sono grata e riconoscente.
Forse presto me ne andrò, ma è un legame che rimarrà sempre impresso nella parte più buona del mio cuore.
MATT.
Mi ritrovo spesso a chiedermi cosa sarà il mio futuro, ciò che vado insistentemente cercando e quello che mi aspetto da me stessa e dagli altri. È difficile dirlo. Ritengo di essere diventata più sociale, di aver fatto un buon percorso evolutivo tramite l’introspezione e di aver raggiunto un buon grado di maturità, forse anche saggezza e autonomia. Ciò che mi sta a cuore è la conoscenza. Ciò che vuoi sapere di te stessa. La mia intelligenza è laterale. Quella diretta è quella che cura la patologia psichica, la mia è appunto la ricerca del sapere. Ho sempre avuto desiderio di carpire i desideri più profondi, occulti, nascosti della mente umana, della mia mente, di quella degli altri. La psicologia del profondo mi attrae. Ciò che sta in me è anche in te. L’elaborazione mentale è piuttosto simile per tutti noi, anche se le risposte agli stimoli esterni possono variare da persona a persona. Il mio è un dialogo fra me e me. Puntuale, preciso, talvolta enigmatico e incomprensibile all’apparenza, qualcosa che mi dà paura e desiderio di continuare. Di scoprire i segreti che si annidano nella personalità laterale, di farli miei, di sviscerarne i motivi, la causa, ciò che spinge ad agire, ciò che determina la malattia, il disagio psichico, i blocchi emotivi, e l’evoluzione della patologia.
Credo di avere una dissociazione della personalità. In me trovano vita come due spiriti, due anime talvolta in lotta tra loro e completamente discordanti. Il bene e il male, ciò che crea e ciò che distrugge. Vivo questa dissociazione come malattia, spesso sono ossessivo-compulsiva nell’agire, irruente e distaccata, passionale e fredda, buona e cattiva. Spesso amo e odio contemporaneamente. Ho in me una forte carica distruttiva per ricreare dal nuovo. Tutto è in me particolarmente difficile da vivere e da capire. Aspetto con ansia e trepidazione. Aspetto ogni giorno il sorgere di un nuovo giorno per rinascere e ricominciare. Continuo il mio dialogo personale. Ciò che vado cercando adesso è di riuscire a vivere il sociale in me, di divenire più semplice e diretta e di collaborare con le persone a cui di più tengo. Mi aspetto comprensione per il mio passato turbolento, accoglienza e semplicemente di poter vivere me stessa, senza dover rinunciare né a me stessa né agli altri.
Sono pronta a vivere i miei sentimenti, a trovare oltre a me stessa una stessa lealtà, sincerità e profondità di emozioni. Desidero stare con gli altri. Ho imparato la solitudine, adesso voglio imparare la collaborazione. Dopo un lungo discorso fra me e me, una lunga lenta precisa analisi interiore mia personale, ho vinto la battaglia con me stessa, con la mia patologia, con i suoi sintomi, con i blocchi emotivi e ho imparato ad apprezzarmi, pur con mille difetti, e spero di essere accolta con tutta quanta me stessa dagli altri a cui tengo.
Penso giorno dopo giorno di continuare il dialogo introspettivo e di riuscire a migliorare me stessa anche grazie a coloro che mi hanno supportata in questi anni alla comunità, a cui sono grata e riconoscente.
Forse presto me ne andrò, ma è un legame che rimarrà sempre impresso nella parte più buona del mio cuore.
MATT.
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